Agordo – Frassenè, La storia

La provincia di Belluno, capitale delle Dolomiti, si è guadagnata nel corso dei decenni il titolo di patria della velocità in salita. Titolo assolutamente non usurpato, anche in considerazione del fatto che Belluno, assieme a Cosenza, è l’unica provincia ad ospitare due cronoscalate valide per il Campionato italiano della specialità. Evento che si è verificato nel 2018 e si ripeterà anche nel 2019. Il Bellunese vanta oggi due corse (Nevegal e Pedavena) ed in passato ha annoverato altre tre manifestazioni di rilievo come Agordo – Frassenè, Auronzo – Passo Sant’Antonio e Marmolada. Queste tre, purtroppo, non si corrono più; tutte e tre hanno avuto una storia breve, ma intensa.

Dalla “Coppa dello Agordino” alla prima Agordo – Frassenè

La Agordo – Frassenè, corsa che rappresenta un pezzo importante di storia delle salite e del motorismo in provincia di Belluno (può vantare anche un’antenata “storica”, visto che si ha notizia – sul quotidiano “Il Gazzettino” dell’agosto 1948 e sul periodico locale “El Brandol” del settembre dello stesso anno – di una corsa automobilistica denominata “Coppa dello Agordino”, sul percorso Agordo – Forcella Aurine di circa 13 chilometri con dislivello attorno ai 700 metri). La prima edizione della Agordo – Frassenè si disputò il 29 luglio 1962 su un tracciato di 7200 metri con dislivello di 493; era valida (come tutte quelle che la seguirono) per il Campionato Triveneto Turismo e Gran Turismo. Essa assegnava il Trofeo Caltex, brand del carburante commercializzato dall’industria petrolifera Chevron Corporation, ed era organizzata di concerto da Automobile Club Belluno, Associazione turistica Conca Agordina e Pro loco di Frassenè. In quella prima edizione di cinquantasei anni fa gli iscritti furono 62, i partenti 50 e gli esclusi dalla graduatoria 5 (tre perché giunti al traguardo fuori tempo massimo, due perché bloccati da guasti). Ad imporsi fu un “mito” di quegli anni: “Noris”, Giacomo Moioli, il cui nome, come vedremo, è legato a filo doppio alla Agordo – Frassenè. “Noris” portò al successo una Porsche Carrera Abarth appena uscita dalla fabbrica, l’ultimo esemplare dei venti prodotti a seguito dell’accordo intercorso fra Carlo Abarth e la casa di Stoccarda. In pratica si trattava di una versione da competizione, alleggerita, della Porsche 356B che montava una carrozzeria in alluminio progettata (da Franco Scaglione, ex progettista della Carrozzeria Bertone) e costruita in Italia (dal carrozziere Rocco Motto di Torino e poi dalla “Viarengo & Filipponi”). Questa 356B italiana pesava circa 50 chili in meno ed aveva una minore resistenza aerodinamica rispetto alla sua equivalente tedesca. Questa Porsche-Abarth fu ufficialmente denominata 356B GTL, cioè Gran Turismo Leggera. Moioli fu l’unico a scendere sotto il muro dei sei minuti (5.58.8 il suo crono) alla bella media di 80,267 km/h, nonostante la pioggia e un fondo stradale non proprio privo di sconnessioni. Per questo successo del binomio “Noris”-Porsche sulla stampa specializzata dell’epoca si arrivò a parlare, perfino, di “Piccola rivincita della Porsche”, battuta a più riprese a livello europeo dalla Ferrari, con chiaro riferimento al duello Scarfiotti – Walter. Sul podio assoluto di Frassenè al vincitore “Noris” fanno compagnia Pierluigi Zanardelli, secondo su Ferrari 3000; e il bellunese Mario Facca, terzo su Porsche 1600. I vincitori di classe risultano essere: Cecconi (Fiat 500), Porcu (Fiat 600), De Giorgio (Abarth 850), Cavallari (Alfa Romeo Giulietta), Ferrazzi (Alfa Romeo 1900) per la categoria Turismo; Capra (Abarth 700), Scotti (Abarth 1000), Del Torre (Fairthorpe), Baldini (Alfa Romeo Giulietta S.V.), “Noris” (Porsche Carrera Abarth 1600) e Zanardelli (Ferrari 3000) per la categoria Gran Turismo.

Il debutto del “Drago”

Il 28 luglio 1963 vide la disputa della seconda edizione della Agordo – Frassenè. Francesco Ghezzi, su Lotus 27, stabilì il nuovo primato del tracciato imponendosi in 5.32.2, alla media di 97,531 km/h davanti alla Ferrari Gto di Nicolosi e alla Simca Abarth 1300 di Dalla Torre. La terza edizione si corse il 2 agosto 1964 e vide al via ben 98 concorrenti. Fra questi anche un giovane debuttante che di lì a poco avrebbe fatto faville: Sandro Munari, il più forte rallista italiano di sempre. Il successo assoluto in quella edizione andò al gardenese Herbert Demetz che, sulla Simca Abarth 2000, si impose in 5.16.0, alla media di 102,531 km/h. Sul podio Paolo Colombo (Porsche 904) e Luigi Malanca (Ford Lotus). Nelle edizioni 1965 e 1966 si registrò il dominio di un altro “big” dell’epoca: Edoardo Lualdi Gabardi che si impose nella quarta edizione al volante della Ferrari 250 Le Mans, in 6.16.2, alla media di 88,124 km/h (secondo Giuseppe Dalla Torre, Simca Abarth 1300; terzo “Matich”, Abarth 2000); mentre nella quinta (percorso di 10.020 metri con dislivello di 505 metri) trionfò con la Ferrari Dino, in 7.03.2 alla media di 85,236 km/h, davanti ad Achille Minen (Morris Cooper S) e Paolo Lado (Fiat Abrth 2000). La quinta edizione della Agordo – Frassenè, che assegnava il Trofeo Esso, si disputò il 17 luglio 1966 come gara nazionale di velocità in salita valevole per il campionato italiano velocità conduttori categoria Turismo classi da 500 a 1300 cc e chiusa per le categorie Turismo classe oltre 1300 cc, Gran Turismo e Sport prototipi. Quell’anno gli iscritti furono 175, i verificati 114, i partiti 110, i classificati 89 e i fuori tempo massimo 6. I vincitori di classe furono: Sanfilippo (Fiat Giannini), Bassi (Abarth 595), Zanetti (Abarth 695), “Girasole” (Abarth 850), Lado (Abarth 1000), Giacomini (Renault Gordini), Minen (Morris Cooper), Bonetto (Alfa Romeo Giulia GTA) e Kandaru (Lancia Flavia 1800) per la Categoria A Gruppo 2 vetture Turismo; Voodoo (Lancia Fulvia HF), Taufer (Porsche 1600) e Di Ronco (Porsche 911) per il Gruppo 3 vetture Gran Turismo Classe 2.; Caprioli (Abarth 1000), Dalla Torre (Abarth 1300), Torriani (Alfa Romeo Giulia TZ) e Lado (Abarth 2000) per il Gruppo 4 vetture Sport; Lualdi Gabardi (Ferrari Dino) per il Gruppo 6 vetture Sport prototipo.

Il commiato del grande “Noris”

Dopo una sosta di sei anni dovuta a problemi organizzativi conseguenti alla devastante alluvione del novembre 1966 che causò morti e ingenti danni in tutto il Bellunese, il 20 agosto 1972 la Agordo – Frassenè tornò in grande stile come gara nazionale di velocità in salita che assegnava il Trofeo Luxottica. Leonardo Del Vecchio, patron dell’industria che sarebbe divenuta la più grande multinazionale dell’occhiale a livello mondiale, presenziò alle premiazioni. Vinse “Noris”, su Porsche 908, un vero “mostro” per quelle strade. Fu l’ultima edizione della corsa e l’ultima vittoria per “Noris” che a distanza di sei giorni trovò la morte in uno spaventoso incidente nel corso delle prove del Trofeo Vallecamonica. Pur senza forzare troppo “Noris” fermò i cronometri sul tempo di 4.31.8 alla notevole media di 108.609 km/h. Sul podio, seppur distanziati di oltre 23 secondi, salirono Giovanni Borri (Porsche 911S), secondo; e Silvano Frisori (Porsche 911 STR), terzo; gli unici con “Noris” e Luciano Lovato (Fiat Abarth 2000), quarto assoluto, a coprire la salita in un tempo inferiore ai 5 minuti. I vincitori di classe furono: Tanassi (Fiat 850C), Cossio (Morris Cooper), Mirella (Fiat 128S), Regosa (Fiat 128C), Franco Furlanetto (Alfa Romeo GT) e Silvano Campesan (Alfa Romeo GT) nel Gruppo 1; Oirene (Fiat 500 Giannini), “Tibeli” (Fiat Abarth 595), Ruoso (Fiat Abarth 695), Pain (Fiat Abarth 850), Amighini (Fiat Abarth 1000), “Girasole” (Fiat 128), Brunner (Alfa Romeo GT junior), Marcello (Bmw 1600), Pittini /Alfa Romeo GTAm) e “Tatog” (Opel Commodore) nel Gruppo 2; Innocenti (Lancia Fulvia HF), Bocconi (Renault Alpine), Delugan (Porsche 911L) e Parpinelli (Porsche 911S) nel Gruppo 3; Ronchi (Fiat Abarth OTS), “Willer” (Lancia Fulvia HF), “Effe-Ci” (Renault Alpine), Borri (Porsche 911S) e Capra (Porsche 911S) nel Gruppo 4; Corsi (Fiat Abarth S), Nardari (AMS BDA) e “Noris” (Porsche Mk2 908) nel Gruppo 5.

Photo by: ©Francesco Bona